1. Vincere e perdere “per gioco”.

Quando a Napoli ti fanno il gioco delle tre carte, non devi guardare il tavolo ma le mani di chi conduce il gioco. Allo stesso modo il personaggio da tenere d’occhio nella serie tv di Netflix Squid Game non è tanto il protagonista, ma l’amico guru finanziario che ha dilapidato i patrimoni di migliaia di onesti risparmiatori promettendo loro facili guadagni”.

https://www.ilsole24ore.com/art/squid-game-criptovaluta-era-truffa-creatori-scappano-21-milioni-AE5h4Bu

Questo l’avvertimento de Il Sole 24 ore rivolto a quanti, nelle scorse settimane, hanno investito sulla criptovaluta Squid per poi ritrovarsi tra le mani un poco consolante pugno di mosche: a giudicare da com’è andata, è molto probabile che si sia trattato di una vera e propria truffa (alle cui spalle potrebbe addirittura scorgersi una ipotesi di associazione a delinquere).

Da quanto si è appreso, l’operazione è stata tutta un grande «rug pull», situazione che si verifica quando gli sviluppatori di una criptovaluta abbandonano un progetto e scappano con i denari degli investitori.

Il token è stato reso disponibile per l’acquisto il 20 ottobre rappresentando che la criptovaluta sarebbe stata un «pay-to-play» nell’ambito di un gioco online, ispirato per l’appunto a Squid Game, la nuova serie di successo sudcoreana in cui persone pesantemente indebitate praticano versioni letali di giochi per bambini allo scopo di vincere denaro.

Il token (non ufficiale) della serie TV, nella giornata di lunedì 1° novembre, è letteralmente “evaporato” a 0,003 dollari, dopo essere aumentato del 310.000% raggiungendo un valore di 2.861 dollari, con un market cap di 2,1 milioni di dollari.

Questo perché Twitter ha limitato temporaneamente l’account della criptovaluta per «attività sospette».

Il gioco in parola avrebbe dovuto essere lanciato in questo mese ed i suoi promotori avevano assicurato che i vincitori sarebbero stati premiati sempre con token Squid.

Già la settimana precedente, mentre il prezzo della criptovaluta registrava il vorticoso aumento di valore, iniziavano a circolare ipotesi che si trattasse di una truffa: gli investitori riscontravano una certa difficoltà a rivendere i token e qualcuno faceva notare che il whitepaper della criptovaluta era pieno di errori grammaticali. Reuters stima che i creatori del gioco, approfittando dell’hype legata a Squid Game, siano riusciti ad accaparrarsi un guadagno oscillante attorno ai 2,1 milioni di dollari.

E non è purtroppo l’unico caso legato a Squid Game. Gli hacker non si sono lasciati sfuggire l’occasione di sfruttare il successo da 111 milioni di telespettatori della serie TV coreana e hanno infatti già messo a segno qualche frode informatica.

Sul punto, gli esperti di sicurezza in rete di Kaspersky avrebbero già individuato a partire da ottobre diverse dozzine di file pericolosi, con il riferimento nel nome a “Squid Game”. La maggior parte delle trappole online escogitate sono dei Trojan-downloader in grado di installare programmi dannosi, ma anche diversi Trojan e adware.

Tra essi si è denunciata la scoperta di un finto gioco online tratto dalla serie TV in grado di lanciare un Trojan con l’obiettivo di rubare dati dai vari browser degli utenti. O ancora un malware mobile che, agi stessi fini, faceva credere all’utente di scaricare un episodio di Squid Game invece del Trojan.

La morale di questa (brutta) storia?

I cambiamenti tecnologici, di per sé “neutri” (alcuni direbbero – in ogni caso – “positivi”) spesso sono sfruttati a fini il-leciti. Ancor più quando ci si imbatte in dinamiche di gioco finalizzate al guadagno: il profilo ludico rischia infatti di trascinare in secondo piano la prudenza, poiché si affievoliscono le percezioni di rischi e pericoli.

La filosofia con cui affrontare il tema delle cryptocurrency dovrebbe essere quella tipicamente partenopea che in Piazza Garibaldi, ove si affaccia la stazione di Napoli Centrale, regola i banchetti del gioco delle tre carte: “o piangi o freghi”; di talché, se non si è sicuri di poter “fregare”, è meglio non giocare.

  1. Gli NFT come mezzo di acquisto della realtà virtuale.

Eppure il gioco attrae tutti. I giovani ed i meno giovani. Forse perché infondo evoca il sogno. O, in altre parole, rappresenta quella realtà che non esiste davvero ma che potrebbe esistere se il mondo fosse come lo vorremmo.

Ed in questa dimensione gli NFT (Not fungible token) paiono sempre più lo strumento adatto al fine di attribuire un valore concreto a ciò che è immateriale e difficilmente incasellabile nelle leggi vigenti in rerum naturae.

Paiono consentirci di tradurre i concetti classici di proprietà e possesso in nuove modalità di approccio ai beni, con una capacità di auto-espansione che pare viaggiare più veloce dell’immaginazione di chi li ha resi possibili.

E infatti, gli NFT da mezzo, che erano, per proteggere le opere d’arte nell’era della facile riproducibilità, negli ultimi mesi hanno finito per monopolizzare ogni discorso sull’arte contemporanea.

Ma non solo. Perché come tutte le grandi innovazioni tecnologiche hanno poi travalicato anche gli schemi nei quali avremmo voluto ingabbiarli. E dall’arte ora estendono il loro dominio anche a settori insospettabili.

Un esempio di questo si riscontra nel multiforme settore del real estate.

2.1. NFT e Real Estate… Virtuale.

Attorno ai certificati digitali di proprietà, protetti dalla Blockchain, stanno prendendo vita veri e propri universi digitali (o metaversi). Terre(ni) virtuali e immobili che possono essere scambiati e venduti come NFT in un gioco di specchi tra reale e digitale, che pare rendere finalmente fruttuose le dinamiche di Second Life (e un po’ anche del Monopoly).

Tra le piattaforme più attive in questo settore si annoverano Decentraland, Cryptovoxels e il famoso SuperWorld che – come scrive il New York Times – “è mappato geograficamente sul mondo reale, diviso in 64 miliardi di appezzamenti di uguali dimensioni che coprono la superficie della terra. Quindi una persona potrebbe teoricamente possedere un terreno virtuale che comprende la Torre Eiffel, il Colosseo a Roma o una proprietà commerciale di prim’ordine a Lower Manhattan. O se siete nostalgici, un NFT della casa della vostra infanzia”.

2.2. NFT e real estate… Reale!

Ma gli NFT nell’immobiliare non si limitano a riprendere i fili di Second Life: hanno anche l’ambizione di diventare una sorta di catasto digitale.

Oggi, i registri dei terreni e degli immobili sono infatti centralizzati e gestiti da enti pubblici, anche nei paesi più avanzati dal punto di vista digitale. Ciò significa che le transazioni immobiliari non possono essere concluse direttamente tra le parti interessate, ma è necessario far ricorso ad autorità di regolamentazione e notai.

Se da un lato questo sistema concede affidabilità e certezza nel mercato immobiliare, dall’altro, fa dilatare a dismisura i costi. Ed è proprio in questo contesto che la Blockchain parrebbe in grado di proporsi come una soluzione efficace: usando gli NFT, potrebbe infatti funzionare come registro di proprietà decentralizzato e immutabile, in grado di validare le transazioni tra le parti interessate.

Atteso che le tecnologie Blockchain sono incluse nella più ampia famiglia delle tecnologie di Distributed Ledger ossia sistemi che si basano su un registro distribuito, che può essere letto e modificato da più nodi di una rete, questa innovazione consente, potenzialmente, di fare a meno di banche, notai, istituzioni finanziarie e così via.

2.3. NFT e mercato immobiliare: i primi esperimenti.

Un primo esperimento è stato fatto in Wyoming (USA), dove è stato creato un archivio immutabile dei record di terreni su Blockchain, che può essere visualizzato via web.

Non è l’unico. A maggio, Propy, una startup che utilizza la tecnologia Blockchain ha messo all’asta un vero appartamento come NFT a Kiev, in Ucraina: il vincitore dell’asta oltre all’appartamento ha ricevuto un’opera d’arte digitale NFT di un famoso artista di graffiti di Kiev, Chizz (di cui c’è una copia nell’appartamento). L’appartamento era di proprietà di Michael Arrington, fondatore del sito Techcrunch (e ora investitore di criptovalute con Arrington XRP Capital, nda). La proprietà di Kiev appartiene ad una società con sede negli Stati Uniti e, al termine dell’asta, il nuovo proprietario dell’NFT è diventato il proprietario della società e quindi della proprietà stessa. Questo processo va ripetuto ogni volta che viene rivenduta la NFT, collegata alla casa.

2.4. Il futuro degli NFT immobiliari.

Gli ottimisti della cripto-economia sperano che gli NFT immobiliari si diffondano nei prossimi anni.

Invero, ad essere completamente onesti, ad oggi appare più facile creare una valuta alternativa (come i Bitcoin) che armonizzare una Blockchain delle compravendite immobiliari con i registri ufficiali e le norme dei diversi stati sulla proprietà (e il trasferimento di essa).

Per ora, dunque ci si deve accontentare – si fa per dire – di compravendite di immobili virtuali, come la “Mars House”, creata dall’artista contemporanea Krista Kim, e venduta a 500.000 dollari (pari a 288 Ether al momento dell’acquisto) la scorsa primavera. Una cifra ragguardevole: molto più di un bilocale in centro in una qualsiasi metropoli italiana.

Emerge così chiaramente che la risoluzione di qualsiasi problema non è oggi possibile con logiche lineari. Occorre invece puntare su logiche fortemente “disruptive”.

Per quale motivo le aziende di successo investono massivamente in tecnologie che soddisfano i bisogni dei propri clienti “attuali” ma falliscono al contempo nel guardare a nuovi mercati che i clienti del futuro esploreranno? Proprio perché vengono ancora sottovalutate le c.d. “disruptive innovations”.

Così si definiscono quelle che introducono un insieme di funzionalità completamente nuove, spesso lontane da quelle richieste e valutate dal mercato esistente. Innovazioni di questo tipo portano a una ridefinizione del prodotto, servizio o modello di business nella direzione di una maggior semplificazione e democratizzazione dell’innovazione, in termini di aumento dell’accessibilità e riduzione del costo.

Questa è solo uno degli stimoli raccolti in queste primordiali fasi di cambiamento. Perché la maggior parte di noi non ha ancora minimamente percepito l’effettiva portata dello shift culturale in corso né quanto le conseguenze di tutto ciò saranno – per l’appunto – reali.

Un dato su tutti salta all’occhio: si stima che, solo nel mondo del lavoro, nell’immediato futuro scompariranno almeno due miliardi di mansioni.

Sono a questo punto davvero tantissime le tematiche che ci impongono serie riflessioni per il futuro, dal clima alle nuove energie, ai nuovi modi di (procacciarci da) vivere. Tutto ciò tenendo a mente un concetto fondamentale: il futuro appartiene all’economia del giusto profitto. Fare del bene rende felici. E per fare davvero innovazione, è necessario essere felici.

  1. Facebook ed il Metaverso.

E la ricerca della felicità e finanche di nuove relazioni o di nuovi modi di viverle sembra attraversare, più che l’uni…verso, il meta….verso.

In questo contesto il mondo social è in front line. È confermato infatti il nuovo nome di Facebook: “Meta.

Se ci fosse bisogno di rasserenare qualcuno: tranquilli! Il social network della grande F non muta né nel suo aspetto né nella sua sostanza. A cambiare è il solo nome della società “genitrice”, quella che possiede anche Instagram, WhatsApp e Oculus, mentre i nomi dei singoli servizi restano immutati.

Tuttavia sempre di mutamento si tratta e non da poco. Cambiare nome alla società Holding significa liberare le altre aziende che fanno parte del gruppo di quelle accezioni negative che la parola “Facebook” ha spesso portato con sé. Fiumi di polemiche si sono infatti riversati – come ben sappiamo – sul trattamento dei dati personali, sulla mancanza di censura o – paradossalmente – sull’opposto tema dell’eccesso di censura.

Ma perché Meta?

Innanzitutto perché Mark Zuckerberg ama la storia antica e Meta è una parola ellenica dal significato tanto evanescente quanto affascinante.

Dal greco μετά «con, dopo», in composizione μετα- … è il prefisso di molte parole composte derivate dal greco o formate modernamente ed indica in genere: mutamento, trasformazione (per es., metamorfosi, metamorfismo, metafonesi, metaplasia, metacromasia, ecc.); trasposizione (metatesi, metastasi); trasferimento (metafora, metempsicosi) e simili.

ll CEO di Facebook pare però averla prescelta nella sua accezione di contrazione di Metaverso.

In epoca molto più recente, il termine Metaverso è stato utilizzato da Neal Stephenson in Snow Crash (1992), libro di fantascienza cyberpunk, in cui esso è stato descritto come una sorta di realtà virtuale condivisa tramite internet, dove si è rappresentati in tre dimensioni attraverso il proprio avatar.

Stephenson descrive il Metaverso come un’immensa sfera nera di 65.536 km di circonferenza, tagliata in due all’altezza dell’equatore da una strada percorribile anche su di una monorotaia con 256 stazioni, ognuna a 256 km di distanza. Su questa sfera ogni persona può realizzare in 3D ciò che desidera, negozi, uffici, nightclub e altro, il tutto potenzialmente visitabile dagli utenti. Una realtà virtuale e parallela, un mondo nuovo. Una sorta di Matrix, ma consapevole.

Ma cos’è il metaverso per Mark Zuckerberg?

Ecco la sua definizione: “Il metaverso sarà il successore di Internet mobile. Saremo in grado di sentirci presenti come se fossimo proprio lì con le persone, non importa quanto siamo distanti. Saremo in grado di esprimerci in nuovi modi gioiosi e completamente immersivi”. Ha poi proseguito il CEO di Facebook: “Oggi siamo visti come una società di social media, ma nel nostro Dna siamo un’azienda che costruisce tecnologia per connettere le persone e il metaverso è la prossima frontiera proprio come lo era il social networking quando abbiamo iniziato”.

In sostanza il metaverso non potrà essere un recinto chiuso con un social network, ma dovrà essere una versione più evoluta di Internet, che è aperto e ha permesso a piattaforme e siti di nascere su di esso. Meta di fatto ha annunciato, per il momento, un investimento da 150 milioni di dollari in quello che definisce “apprendimento immersivo” per “allenare la prossima generazione di creatori di contenuti”. Zuckerberg ha inoltre preannunciato che in futuro non servirà più un account Facebook per usare gli altri servizi di Meta, ma non ha approfondito questo aspetto.

Faranno parte di Meta i due social Facebook e Instagram, oltre all’app di messagistica istantanea WhatsApp e la divisione dei visori di realtà aumentata Oculus.

Insomma, il messaggio sembra chiaro: se non dovessero piacerci le esperienze per come è possibile viverle e condividerle in questo universo, vi saranno tendenzialmente infiniti altri mondi e modi di viverli.

  1. Aumento dei contagi: la realtà virtuale quale spazio di libertà.

Nel frattempo, in questo universo di persone in carne ed ossa, le avversità legate alla pandemia non imboccano la strada del ricordo, rimanendo anzi saldamente ancorate al presente.

È infatti notizia di questi giorni il possibile ritorno alle restrizioni per evitare le infezioni da SARS-CoV-2 e, come era inevitabile, non stanno mancando le polemiche.

Davanti alla curva del contagio che continua a puntare verso l’alto, la politica è alle prese con la ricerca di un difficile equilibrio: l’allarme c’è e risuona forte, ma non si vorrebbero compromettere le festività natalizie con nuove chiusure. Così le misure per contenere la pandemia sono di nuovo terreno di scontro tra leader di partito, tra esponenti dello stesso partito, tra livelli istituzionali, centrale e locali.

Questa settimana il Ministro alla Salute, Roberto Speranza, sottoporrà al Consiglio dei Ministri la propria proposta da trasporre in un nuovo decreto. Se esso sarà approvato con il contenuto ipotizzato avrà ufficialmente inizio una nuova fase di regole più stringenti.

In primis si prevederà l’estensione alla terza dose dell’obbligo vaccinale per il personale sanitario e delle Rsa.

Dall’altro lato si ridurrà la validità del Green Pass – anche di quello rilasciato dopo la terza dose – da 12 a 9 mesi.

Le novità dovrebbero partire da dicembre. Nello stesso mese verrà deciso il prolungamento dello stato di emergenza, probabilmente per altri sei mesi.

Per ora ci si ferma qui. Non sono cioè previsti altri interventi, ad esempio legati ai tamponi come condizione per ottenere il certificato verde.

Molti esperti continuano a sostenere che il Green Pass dovrebbe essere rilasciato solo a chi ha avuto la malattia o ha fatto il vaccino, ma per il momento il Ministero non sembra intenzionato a seguire tali indicazioni. Lo confermano i due sottosegretari alla Salute, Pierpaolo Sileri e Andrea Costa. «Non dimentichiamo che i requisiti per il documento sono indicati

a livello europeo», dice Costa. Sileri aggiunge che «costringendo i non vaccinati a testarsi ogni 48 ore per lavorare, di fatto si blocca la catena dei contagi. È molto lontana l’ipotesi di lockdown mirati per non vaccinati, almeno non nella fase di passaggio tra il bianco e il giallo». In arancione si vedrà.

Se infatti la situazione epidemiologica dovesse peggiorare ancora sarà inevitabile il ricorso a nuove e più pregnanti misure di restrizione.

Ma allora, sulla scia delle riflessioni sopra proposte, una considerazione sorge spontanea: qualora la libertà fisica degli esseri umani dovesse subire nuove e perduranti limitazioni, potrebbe prospettarsi uno scenario – non più così incredibile – in cui la realtà virtuale, con gli infiniti metaversi che mette a disposizione, potrebbe divenire una nuova dimensione di (ritrovata) libertà.

E posto che la libertà è forse l’unica vera condicio sine qua non della felicità, pare possibile preconizzare che il naturale percorso dell’uomo verso la felicità prenderà velocemente la direzione del digitale per il raggiungimento dell’agognata meta.

Vista in quest’ottica, la situazione può non apparire rassicurante. Eppure non può sfuggire una considerazione fondamentale: a nessuno importa davvero quale sia la fonte della propria felicità, quanto piuttosto di riuscire a raggiungerla e che essa sia … reale!

 

Ah, felicità,
Su quale treno della notte viaggerai?
Lo so che passerai
Ma come sempre in fretta
Non ti fermi mai

(Lucio Dalla – Felicità)

 

 

Padova,19.11.2021

(Avv. Giulia Prevedello)